Le rouge et le noir

Le rouge et le noir

n. 7 Quaderni di Ferentino IndIce Premessa Luigi Palmisani IntroduzIone Tommaso Amodeo oPen source: mIto o realta? Orazio Viele la catena del valore e glI ecosIstemI dI busIness rIflessIonI sulla strategIa ad ecosIstema dI busIness del consorzIo oW2 Cedric Thomas sPagoWorld: l’InIzIatIva oPen source dI engIneerIng Gabriele Ruffatti oPen source e ProgettI dI IntegrazIone Antonio Merighi la bIblIoteca dI ferentIno Note di lettura: Il rosso e Il nero, stendhal a cura di Sergio de Vio 5 9 13 37 53 73 83 Premessa Luigi Palmisani Direttore Organizzazione e Personale di Engineering Ingegneria Informatica. 5 Premessa

L’idea di dedicare un numero dei Quaderni all’open source e nata parlando con Tommaso Amodeo. L’ho incontrato al ritorno da una delle sue prime esplorazioni del mercato europeo, stupefatto di aver scoperto quale ruolo e quale immagine Engineering avesse conquistato sui mercati internazionali, grazie appunto alle attivita che la Direzione Ricerca e Innovazione aveva svolto in area open source. E poiche penso che questa scoperta sia ancora patrimonio di pochi fra i nostri seimila colleghi, ritengo doveroso dedicare all’argomento il settimo numero dei Quaderni di Ferentino, lasciando a Tommaso Amodeo il compito di introdurre il tema.

Il resto degli articoli sono stati scritti e curati dai colleghi di

Désolé, mais les essais complets ne sont disponibles que pour les utilisateurs enregistrés

Choisissez un plan d'adhésion
Ricerca e Innovazione, che hanno indossato per l’occasione con eccellenti risultati i panni dei divulgatori. Orazio Viele illustra lo scenario complessivo, ripercorrendo anche le tappe fondamentali della storia; Gabriele Ruffatti presenta il “mondo Spago”, la realizzazione piu importante di Engineering in questo ambito; Antonio Merighi racconta casi concreti di integrazione di componenti open source all’interno di progetti applicativi realizzati da Engineering per i propri clienti.

Ripubblichiamo inoltre, per gentile concessione della rivista quaderni di management, un interessante articolo di Cedric Thomas, tradotto da Gabriele Ruffatti, che interpreta il modello di business nato attorno all’open source, secondo la teoria degli ecosistemi di business. Come al solito, nella parte finale di questo numero, ospitiamo una nota di lettura preparata da Sergio de Vio in occasione del corso dedicato agli Alti Potenziali Engineering (APE): questa volta si tratta del romanzo Il rosso e il nero di Stendhal.

Luigi Palmisani 7 IntroduzIone Tommaso Amodeo Direttore Attivita Internazionali, divisione PAC, Aziende Pubbliche e Istituzioni Comunitarie, Engineering Ingegneria Informatica. 9 IntroduzIone Nel primo numero dei Quaderni di Ferentino del luglio 2004 Orazio Viele concludeva il suo saggio “Dalle origini all’open source: quale futuro per l’Ict” con l’affermazione “…potremmo concludere che l’open source e una scommessa comunque conveniente”.

Mi fa piacere richiamare la conclusione del collega perche oggi, piu di 4 anni dopo, possiamo ribadirla e contestualizzarla ulteriormente: “per Engineering l’open source e una scommessa comunque conveniente”. La nostra azienda ha quasi 30 anni ed e una bella realta industriale. In Italia si trova il cuore, il cervello, e gran parte del fatturato del nostro gruppo. Nei primi 30 anni di vita, la societa e nata, si e sviluppata e ha visto morire molti concorrenti, sia domestici sia filiali di multinazionali.

Oggi un nuovo capitolo della nostra storia si e aperto, ed e la sfida della internazionalizzazione. Ora, internazionalizzare una societa di servizi informatici e una cosa complicata per la natura del prodotto che viene proposto (a medio valore aggiunto, che richiede un investimento iniziale contenuto, artigianale, che richiede un supporto umano locale). Poche sono infatti le aziende che riescono ad affermare il proprio brand su mercati diversi da quello nativo, mentre moltissime sono le software house che in ciascun paese fanno bene il proprio mestiere.

Numerose aziende estere sono riuscite ad affermarsi in Italia, soprattutto americane e francesi: in questi due paesi l’Ict e pero un driver dello sviluppo nazionale, cosa non vera per l’Italia, e possono quindi contare su un sistema paese a loro servizio. Ragion per la quale quando queste multinazionali sbarcano nel nostro paese, esportano non tanto il loro prodotto, quanto piuttosto la cultura egemonica del paese a cui appartengono. Viceversa, nessuna azienda italiana vende system integration sui mercati esteri. Dopo la fine di Olivetti, l’informatica italiana e scomparsa dalla scena mondiale.

Ad Engineering spetta l’onere e l’onore di riprovarci. E l’open source? E chiaro che quando Engineering affronta un mercato estero, cerca di esportare quella parte del proprio offering che sia competitivo su scala mondiale. E qui la sfida si gioca tutta sulla qualita, a prescindere da condizionamenti commerciali che o non ci sono o, se ci sono, sono a nostro sfavore. Ebbene, negli ultimi due anni in cui ho praticato i mercati europei, mi sono reso conto – inizialmente con stupore, poi con infinito orgoglio – che nel mondo ancora di nicchia, ancora povero del software libero, Engineering e una 11 tommaso amodeo utentica star internazionale. Engineering e ancora un system integrator local, ma e un editore di soluzioni open source global. Nei laboratori di Engineering sono state messe a punto piattaforme che sono leader mondiali nel loro segmento, in diretta competizione e spesso vincenti contro prodotti concorrenti messi a punto nella Silicon Valley. Le piu grandi aziende del settore ci corteggiano e “embeddano” le nostre soluzioni nelle loro. Le nostre soluzioni sono recensite in tutti gli studi internazionali (Gartner Group, Forrester, Ventana Research) e sulla stampa specializzata (Le Monde Informatique) con parole di elogio.

Nelle banche dati di job recruitment viene ricercato personale informatico con esperienza nei nostri prodotti. I nostri specialisti illustrano le nuove versioni a audience attentissime in Usa e Europa, in lingua inglese e francese, in Universita e Centri Congressi. Il prestigio di cui Engineering gode e tangibile, ed emerge nel senso fisico del termine durante gli eventi e le fiere che periodicamente riuniscono gli attori mondiali del software libero. E i ritorni economici di tanto successo? Qua si apre la pagina del modello di business sottostante l’open source, pagina che ad avviso di molti deve ancora essere scritta.

Cio che intanto appare evidente e che l’open source e oggi per la nostra azienda un formidabile veicolo per acquisire cultura internazionale e per farci conoscere sui mercati esteri e piu evoluti del nostro. Che l’open source sia il cavallo di Troia che permettera a Engineering di diventare un integratore globale? Questa domanda e ancora senza risposta ma, come dicevo all’inizio della introduzione, per Engineering l’open source e una scommessa comunque conveniente. Tommaso Amodeo 12 oPen source: mIto o realta? Orazio Viele Direttore della direzione centrale Ricerca & Innovazione del gruppo Engineering. 3 QuadernI dI ferentIno n. 7 Introduzione Ripercorrendo a ritroso gli ultimi trent’anni del mercato dell’Ict un elemento emerge con chiarezza: l’Ict e un mercato fortemente suscettibile alla forza evocativa delle parole. La mera apparizione di un nuovo termine o acronimo crea sommovimenti sul mercato che, ad un osservatore attento, sembrano provocati da una forza quasi trascendentale, trascinando folle di fedeli abbacinati dal nuovo verbo. Chi opera nel settore dell’Ict si ritrova molto spesso in presenza di nuovi termini che evocano straordinarie evoluzioni: ESB, BPM, SOA, Web 2. , Social Network per enunciarne solo una minima parte sono i termini di ultima generazione. In questo l’Ict assomiglia molto al settore della Finanza nel quale, negli ultimi anni, nostro malgrado, abbiamo imparato a conoscere la forza evocativa (e distruttiva) delle parole: mutui subprime, futures, hedge fund. La similitudine tra il settore della finanza e il settore dell’Ict regge anche se andiamo ad analizzare gli effetti che i termini evocativi producono sul mercato: grandi aspettative al loro apparire, qualche rapidissimo arricchimento e poi una generale disillusione.

In apparenza puo sembrare che l’infatuazione verso una moda Ict lasci meno disastri dietro di se rispetto al crollo delle chimere finanziarie. Ma se andassimo a scavare con attenzione nei bilanci di molte aziende ci imbatteremmo in zombie (sotto forma di costi che non hanno portato ritorni) che, sia pure sotto le fattezze disfatte dalla decomposizione, lasciano trasparire la bellezza di un termine che anni prima aveva fatto furore. Il mio lavoro intende illustrare la nascita, l’evoluzione e il futuro di un fenomeno che sta suscitando un grandissimo interesse nell’ambito Ict: l’open source software.

Dopo questa premessa il lettore e legittimato a sospettare che si tratti di nuova chimera e che l’autore di questo articolo sia un altro predicatore o incantatore impegnato a raccontare come l’open source software rappresenti la prossima (anzi l’attuale) rivoluzione dell’Ict. Cerchero di fugare il sospetto, descrivendo le caratteristiche del fenomeno e le implicazioni sul mercato, facendo uso soltanto di fatti e iniziando subito con enunciarne due fondamentali: • l’open source software non si vende • l’open source software non e una nuova tecnologia, ne un nuovo modello architetturale, ne una nuova metodologia, ne un nuovo servizio. 5 orazIo vIele Tutto quello che siamo abituati a vedere dietro un nuovo termine dell’Ict sembra non essere associabile al fenomeno dell’open source software e allora che cosa contraddistingue questo fenomeno fino al punto di farlo percepire come una nuova possibile rivoluzione nel mercato del software? Proviamo a rispondere nei capitoli che seguono. Genesi del fenomeno open source L’Ict e un settore che contempla diversi segmenti: hardware, software, telecomunicazioni, per citarne alcuni.

Il fenomeno dell’open source software pertiene al segmento software: se rappresentassimo su un diagramma l’evoluzione del software potremmo osservare che nel succedersi delle innovazioni si incontrano degli improvvisi punti di discontinuita. Tra i punti di discontinuita che hanno maggiormente influenzato il mercato del software ricordiamo: • l’unbundling tra software di base e hardware che ha aperto la strada alla differenziazione dei produttori tra costruttori di hardware e fornitori di software • la definizione ed implementazione del protocollo IP che ha gettato le basi per la nascita di Internet quasi trent’anni dopo.

Ho voluto citare questi due esempi perche sono connotati da caratteristiche comuni a tutti i punti di discontinuita che potremmo rilevare sull’immaginario diagramma dell’evoluzione del software: 1. spesso le discontinuita non sono frutto di straordinarie invenzioni ma, mi si perdoni la semplificazione, derivano dall’uso intelligente di una soluzione gia esistente 2. la discontinuita e caratterizzata da innovazioni meramente tecnologiche 3. e possiamo considerare discontinuita per gli effetti che provocano sul mercato, mentre dal punto di vista puramente tecnico-scientifico l’evoluzione del software non appare avere soluzione di continuita. Osservando da vicino il fenomeno dell’open source sofware vedremo che non presenta ne la prima ne la seconda caratteristica, mentre in esso e esaltata la terza caratteristica. Questa e un’altra stranezza che si va ad aggiungere a quanto abbiamo gia detto nella conclusione della premessa: non si vende, non e una nuova tecnologia. 16

QuadernI dI ferentIno n. 7 Ma tutte queste stranezze da dove nascono? E necessario illustrare brevemente la genesi del fenomeno open source software per spiegarlo. A mio parere e nei cromosomi delle cellule che hanno generato il fenomeno open source che era iscritta la capacita di approfittare del cambiamento dell’habitat e di diventare organismo vincente. Nel software, oltre alle parole, esistono date, eventi e personaggi che segnano l’inizio di un fenomeno; per l’open source software l’anno e il personaggio sono rispettivamente 1985 e Richard Stallman.

Nel 1985, Richard Stallman fonda la Free Software Foundation. Il principio costitutivo della FSF e che il software deve essere libero. La definizione di software libero proposta dalla FSF recita testualmente: “L’espressione si riferisce alla liberta dell’utente di eseguire, copiare, distribuire, studiare, cambiare e migliorare il software. Piu precisamente, si hanno quattro liberta per gli utenti del software: 1. liberta di eseguire il programma, per qualsiasi scopo 2. liberta di studiare come funziona il programma e adattarlo alle proprie necessita 3. iberta di ridistribuire copie in modo da aiutare il prossimo 4. liberta di migliorare il programma e distribuirne pubblicamente i miglioramenti, in modo tale che tutta la comunita ne tragga beneficio. ” Si noti che il termine open source non compare mai nelle liberta enunciate, infatti Stallman e considerato il padre del free software e ne e testimonianza anche la denominazione della fondazione. Stallman ama paragonare il software all’aria che respiriamo: cosi come tutti gli esseri umani hanno il diritto di respirare, allo stesso modo hanno diritto di poter usare liberamente il software.

Spiegando la portata rivoluzionaria di queste affermazioni arriveremo a capire perche tutto cio puo essere considerato l’inizio dell’open source software. Il mercato del software e da sempre dominato dal cosiddetto modello proprietario, cosi caratterizzato: • le imprese realizzano programmi che i clienti acquistano • i programmi sono scritti in linguaggi specializzati di programmazione e il contenuto leggibile di un programma e denominato codice sorgente 17 orazIo vIele il codice sorgente e la risorsa intellettuale di piu alto valore per le aziende software ed e protetto attraverso barriere fisiche: al cliente viene ceduto il codice cosiddetto eseguibile cioe in una forma non leggibile; e attraverso le barriere legali delle leggi sul copyright e in alcuni paesi attraverso la legge che regola i brevetti. Da quanto detto emerge chiaramente come i principi stabiliti dalla FSF siano in completa contrapposizione a tutto cio che regola il software proprietario.

L’accesso al codice sorgente e un prerequisito fondamentale per studiare e migliorare un programma, senza la disponibilita del codice sorgente le liberta 1 e 3 risulterebbero ingannevoli. Questo spiega perche Stallman e la FSF possono essere considerati gli iniziatori del fenomeno open source software, poiche il fatto che il codice sorgente (source) sia aperto (open) e una condizione necessaria affinche le liberta stabilite da FSF siano fruibili.

Nello stesso tempo, l’accesso al codice sorgente nel modello proprietario e fisicamente impedito poiche tale impedimento costituisce una delle protezioni della proprieta intellettuale. Le liberta 1 e 2 infrangono le norme sul copyright e sui brevetti poste a salvaguardia della proprieta intellettuale nel modello proprietario; cio implica che nel modello free software non si applichino le norme sul copyright, ne quelle sui brevetti.

Per amore di verita bisogna dire che la distribuzione del codice sorgente non era una novita: gia prima delle enunciazioni di Stallman il software veniva scambiato liberamente tra i laboratori di diverse istituzioni di ricerca, ma nessuno aveva pensato di codificare dei comandamenti a cui doveva rispondere un determinato tipo di software. Pur trattandosi di principi rivoluzionari la rivoluzione non avvenne, l’open source software rimase un epifenomeno a cui si interessavano pochi adepti.

D’altronde se riandiamo con la memoria a cosa era il mercato del software a meta degli anni Ottanta, cioe all’epoca in cui furono promulgati i principi della FSF, potremmo definire quel periodo, per analogia con la storia dell’umanita, l’epoca dell’impero. Era nel pieno fulgore un impero: IBM dominava il mercato sia nel segmento software che hardware, alle frontiere cominciava a premere qualche popolazione barbara (Microsoft nasce nel 1978), i regni che avevano sfidato l’impero ne erano usciti sconfitti (Sperry, Digital) ed erano in declino.

Piu importante di tutto cio pero era il fatto che l’Ict in generale e il software 18 QuadernI dI ferentIno n. 7 in particolare erano ancora fenomeni di nicchia. L’Ict non veniva percepita come un settore portante dell’economia e interessava una ristretta cerchia di addetti ai lavori. In questa breve storia della genesi del fenomeno open source software non puo mancare un altro evento e un’altra data: 1991, nasce Linux. Un giovane universitario finlandese, Linus Torvalds scrive il kernel di un nuovo sistema operativo che verra battezzato “Linux”.

In tutto questo non vi era nulla di rivoluzionario dal punto di vista tecnico, ma la novita consisteva nel fatto che si formo una comunita di sviluppatori che contribuiva in forma volontaristica ad estendere il kernel andando cosi a creare un sistema operativo sempre piu completo. Nell’ultima frase compaiono due termini (comunita e contribuire) che assurgeranno ad un’importanza fondamentale nell’affermazione del fenomeno open source software.

La comunita e un’aggregazione di individui che si associano liberamente per perseguire uno scopo, la contribuzione volontaristica presuppone che non vi sia un tornaconto economico a fronte della contribuzione stessa. Possiamo dire che al manifesto originale dell’open source software che stabiliva le caratteristiche del software (si concentrava sul prodotto), con l’avvento di linux venivano aggiunte le regole del metodo di lavoro e si andavano definendo due caratteristiche essenziali del processo di sviluppo dell’open source software: comunita e contribuzione volontaria. Queste regole mettevano in discussione i principi ardine nel modello proprietario: • nel modello proprietario chi sviluppa il software lo fa principalmente per un tornaconto economico (viene pagato per farlo); la contribuzione volontaria senza tornaconto che ha dato origine a Linux contraddice questo assunto • nel modello proprietario il prodotto sviluppato risponde alle necessita percepite del mercato potenziale e dal profitto che se ne puo ricavare; la comunita che immagina, sviluppa ed implementa un prodotto non si preoccupa ne che cio serva a qualcuno e men che meno che se ne possa trarre un profitto, lo fa per il solo gusto di farlo e cio contraddice l’assunto del modello proprietario.

A questo punto della storia i semi della pianta “open source software” erano stati gettati, ma neppure una piccola pianticella era germogliata. Il mercato del software procedeva con qualche sussulto ma senza accorgersi minimamente dell’esistenza dell’open source software. 19 orazIo vIele Potremmo dire, mantenendo l’analogia botanica e osservando quello che e successo dopo, che il terreno non era pronto e il clima non era favorevole.

A sconvolgere le condizioni dell’habitat e creare l’humus per far germogliare una pianta vigorosa arrivo un’eruzione vulcanica. Nel 1994 Tim Berners Lee pubblica su Communications Of ACM un articolo in cui descrive quello che si chiamera World Wide Web, cio che poi e diventato il Web e piu in generale ha fatto esplodere il fenomeno Internet. Anche in questo caso nulla lasciava presagire che da questo articolo sarebbe scaturita una colata lavica che avrebbe abbattuto e sepolto il vecchio mercato del software e fatto nascerne un altro.

Gli effetti di questa eruzione si sarebbero visti nel breve lasso di tempo di un lustro. Descrivere le cause di questo evento esula dagli scopi di mio lavoro, il cui obiettivo e evidenziare come e perche l’esplosione di Internet abbia fatto crescere la pianta dell’open source software fino a farla diventare un fenomeno che mette in discussione i futuri assetti del mercato del software. Il web ha allargato enormemente la platea dei potenziali partecipanti alle comunita che alimentano i diversi progetti di soluzioni open source.

Si e incrementato a dismisura sia il numero degli sviluppatori sia il numero di utilizzatori delle soluzioni. Cio ha dato vita a un fenomeno del tutto nuovo nello sviluppo del software: sviluppatori e utilizzatori dislocati in varie parti del mondo che cooperano nella progettazione, sviluppo, testing e manutenzione di soluzioni software. Si potrebbe obiettare che anche nelle grandi multinazionali che sviluppano software gia si operava attraverso laboratori distribuiti che cooperavano utilizzando reti private.

Ebbene le differenze sono sostanziali: • la partecipazione alle comunita di sviluppo aziendali non e certamente su base volontaristica ma prescritta dagli obblighi contrattuali che ciascun dipendente ha con la propria azienda • il software prodotto dalle comunita di sviluppo aziendali e soggetto principalmente alle verifiche di qualita interne e molto raramente gli utilizzatori vengono coinvolti nella comunita; quando cio accade si tratta sempre di utilizzatori selezionati, soggetti a precisi vincoli. Le prime comunita che sviluppavano soluzioni open source, ormatesi grazie a Internet, erano caratterizzate dall’esatto duale di quanto appena elencato: • partecipazione senza prescrizioni o costrizioni 20 QuadernI dI ferentIno n. 7 • contribuzione libera in tutte le fasi del processo di sviluppo • il software prodotto e sottoposto alle piu variegate e impreviste verifiche poiche raggiunge una platea di utenti le cui caratteristiche sono ignote a priori • la disponibilita del codice sorgente permette a qualsiasi utente che abbia il know-how specifico di valutare non solo cosa fa una soluzione, ma come e stata costruita, in sintesi di verificarne la qualita intrinseca.

Con l’avvento di Internet si conclude l’epoca pionieristica dell’open source software: la pianta i cui semi erano stati gettati tempo prima mostrava tutte le sue fronde e i suoi rigogliosi frutti. L’ultima puntata di questa storia porta la data del 1998, Christine Peterson e Eric Raymond inventano il termine “open source” ed elaborano un insieme di linee guida rispettando le quali e possibile definire una soluzione informatica open source software.

Di seguito ne diamo un sintetico elenco: • liberta di redistribuzione • liberta di rendere disponibile il codice sorgente senza alcun aggravio • possibilita di modifica o di creazione di opere derivate, con la garanzia di poterle distribuire con la licenza del software originario • salvaguardia dell’integrita del codice sorgente originario • nessuna discriminazione contro persone o gruppi • nessuna discriminazione degli ambiti o delle finalita di impiego • perpetuazione della licenza in modo che gli utenti finali non debbano accettare un uovo accordo quando ricevono il software da un soggetto diverso dall’autore • assenza di prerequisiti fra programma e prodotti specifici, hardware e/o software • assenza di contagio delle licenze di altri programmi non open source sulla distribuzione di soluzioni open source. Le linee guida sopra elencate hanno un sapore meno ideologico (oserei dire meno dogmatico) rispetto alle liberta di Stallman.

Ci si potrebbe avventurare in un ginepraio di inutili distinguo bizantini tra quanto stabiliscono le linee guida e quanto stabiliscono le liberta di Stallman: la sostanza, a mio parere, non cambia: l’open source software diviene una realta del mercato del software con cui da adesso in poi bisogna fare i conti. 21 orazIo vIele Caratteristiche del software open source Nel descrivere la genesi del fenomeno open source software si sono evidenziati di volta in volta gli aspetti che lo contraddistinguono rispetto al software cosiddetto proprietario. In questo paragrafo illustreremo questi aspetti piu in dettaglio.

Le differenze sostanziali fra software proprietario e software open source si possono raggruppare in tre ambiti: l’organizzazione dello sviluppo, il licensing e le modalita di distribuzione. Le modalita di sviluppo di una soluzione open source si sono definite via via, tanto da divenire un modello organizzativo oggetto di studio per essere esportate anche nelle aziende. Per l’avvio di un progetto open source bastano poche righe di codice e l’esposizione dell’idea. L’evoluzione della soluzione e frutto di un’attivita fortemente collaborativa: al nucleo iniziale si aggregano tutti gli nteressati sulla rete contribuendo al raffinamento dell’idea e sviluppando parti di codice. I partecipanti alla comunita interagiscono a distanza e quasi esclusivamente senza incontri face-to-face, la rete e il principale mezzo di comunicazione. I partecipanti alla comunita operano ad intervalli temporali non codificati a priori e lavorano sostanzialmente per obiettivi non vincolati dal tempo. Il processo di sviluppo e scarsamente codificato ma la qualita di quanto prodotto e continuamente esaminata dalla comunita.

Nel momento in cui una soluzione assume una certa rilevanza e la comunita di supporto diviene stabile, ad alcuni partecipanti vengono assegnati ruoli ben definiti: un gruppo si occupa di proporre nuove funzionalita; un secondo di valutare e accettare le proposte, un terzo gruppo di decidere cosa deve far parte dei rilasci ufficiali. Ma pur in presenza di ruoli definiti non viene mai meno la possibilita da parte di altri soggetti di partecipare, contribuendo con proposte di miglioramento e eventuali componenti software. Le comunita di sviluppo delle soluzioni open source sono sempre gruppi aperti.

E percezione diffusa tra gli osservatori meno attenti (e in qualche caso in malafede) che il vantaggio principale dell’adozione di soluzioni open source e l’azzeramento dei costi di licenza. Non a caso diversi produttori di soluzioni commerciali proprio nell’intento di contrastare questa presunta peculiarita “visibile” del software open source hanno reso disponibili versioni dei loro prodotti senza costi di licenza. L’azzeramento dei costi di licenza e soltanto il vantaggio piu immediatamente percebile, ma non l’unico e soprattutto non il piu importante.

Osservando con 22 QuadernI dI ferentIno n. 7 piu attenzione il fenomeno open source si possono evidenziare chiaramente i vantaggi piu importanti che scaturiscono dall’adozione di tali soluzioni. Una soluzione software proprietaria lascia scarsissimi margini all’adattamento ed all’estensione; al contrario la possibilita di accedere al codice sorgente delle soluzioni open source permette di operare liberamente nella personalizzazione ed adattamento alle proprie esigenze. L’evoluzione di una soluzione software open source potenzialmente non si interrompe mai.

La possibilita di accedere liberamente sia al codice sorgente che alla documentazione tecnica di una soluzione open source, protegge l’utilizzatore da eventi piuttosto frequenti nel mercato delle soluzioni proprietarie: cambiamento di release, dismissione di versioni, acquisizione del vendor con conseguente cambiamento di strategia. Per far fronte a questi episodi non esistono contromisure poco costose: o si accetta di seguire quanto impone il produttore, oppure si deve investire nella sostituzione della soluzione.

Si noti che tutto cio non e dettato da necessita proprie, ma e imposto da eventi e strategie su cui non si hanno mezzi per intervenire. L’adozione di una soluzione open source a codice sorgente aperto consente la facile sostituibilita del fornitore e anche in presenza di un’eventuale chiusura della comunita di supporto, altri attori possono intervenire e prendere in carico l’evoluzione della soluzione. Il meccanismo della risoluzione dei bugs nell’ambito dei prodotti proprietari segue un iter articolato: sottomissione del bug, verifica a piu livelli dell’effettiva presenza del bug, suo accodamento per la risoluzione.

Questa gabbia rigida e motivata dal fatto che i laboratori deputati a questa attivita sono comunque in numero limitato perche rappresentano un costo e non un centro di profitto. L’utente non puo intervenire in alcun modo nel processo e spesso, prima di sottomettere il bug al produttore, e costretto a diverse verifiche perche senza il codice sorgente non si puo determinare in modo inequivocabile l’origine dell’errore: errato utilizzo del software o al contrario deficienza intrinseca dello stesso.

Il processo di risoluzione dei bugs nell’ambito delle soluzioni open source e molto piu rapido per diversi motivi: la disponibilita del codice sorgente permette quasi immediatamente, in presenza di un malfunzionamento, di determinare se dipenda da una deficienza della soluzione o da un errato utilizzo. Quanto piu vasta e la comunita di utilizzatori, tanto piu rapidamente verra effettuata la correzione; non vi sono limiti sulle risorse impiegabili e potenzialmente tutta la comunita puo cooperare per la risoluzione del bug. 3 orazIo vIele Il controllo di qualita sulle componenti software rilasciate nell’ambito del software proprietario e demandato a unita specializzate, facenti parte dell’organizzazione del produttore, l’utente non ha alcun mezzo per intervenire. Nell’ambito del processo di produzione delle soluzioni open source il controllo di qualita e pressoche continuo. Ad ogni nuovo rilascio gli utenti, che hanno il know how tecnico, erificano la soluzione, analizzandone non solo le funzionalita esterne ma anche il codice che implementa le stesse. L’utente finale che non avesse il know-how tecnico necessario per eseguire verifiche ispettive del codice puo richiedere queste attivita a terze parti, che possono operare liberamente disponendo del codice sorgente e potendo interagire con la comunita degli sviluppatori.

I vantaggi che abbiamo appena descritto derivano dalle specifiche modalita con cui viene sviluppato il software open source, tali modalita sono caratterizzate dalla cooperazione paritetica tra sviluppatore ed utilizzatore e dalla illimitata liberta di intervento sulla soluzione, concetti che stanno facendo breccia anche nelle organizzazioni che producono software proprietario. In linea generale non e corretto affermare che l’utilizzo del software open source non e soggetto a vincoli: a ciascun software open source e associata una licenza che definisce i vincoli a cui deve sottostare l’utilizzo di quella soluzione.

A prima vista puo sembrare una contradditio in terminis vincolare l’utilizzo di una soluzione open source che per sua natura non deve porre vincoli. Ebbene anche in questo caso e utile fare una riflessione: se non fossero posti dei vincoli, in che modo si potrebbe impedire a qualcuno di utilizzare una soluzione open source per rivenderla, proteggendo l’accesso al codice sorgente e rendendolo cosi non accessibile?

Sia le liberta stabilite dalla FSF che le linee guida definite da Raymond e Petersen stabiliscono che cosa si puo fare, ma se lette con attenzione implicano anche che cosa non si puo fare con il software open source. Per rendere ancora piu chiaro il concetto, sia FSF che altre organizzazioni hanno stabilito regole dettagliate per l’uso delle soluzioni open source, ma e intuitivo che l’insieme di queste regole assume la forma di una licenza associata alla soluzione.

Il tema del licensing nell’ambito del software open source e molto dibattuto e non e questa la sede per dar conto in modo esaustivo dei termini del dibattito. Ci concentreremo sulle caratteristiche generali delle diverse tipologie di licenze che attualmente si possono ritrovare associate a soluzioni open source. 24 QuadernI dI ferentIno n. 7 L’organizzazione Open Source Initiative (OSI) ha stabilito le condizioni base di una licenza affinche un software possa dirsi open source: 1. dare all’utente il diritto di utilizzare il software per qualsiasi scopo 2. are all’utente il diritto di copiare il software per qualsiasi scopo 3. dare all’utente il diritto di accedere o modificare il codice sorgente per qualsiasi scopo 4. dare all’utente il diritto senza pagamento di royalties o fee di distribuire copie del software o di opere da esso derivate con gli stessi termini di licenza del software originale. Tutte le tipologie di licenze sono certificate da Open Source Initiative e come tali hanno una serie di caratteristiche comuni. Esistono delle differenze importanti riguardo la distribuzione dei sorgenti e del codice binario.

In generale le licenze OSI-compliant sono suddivise in due categorie: Attribution-style licences (BSD/MIT/Apache, EPL, CPL) Queste licenze consentono agli sviluppatori di utilizzare una parte o tutto il codice sorgente di una soluzione e riusarlo per crearne un’altra. Il copyright e la struttura della licenza devono essere mantenuti inalterati e un attribution statement (riconoscimento all’autore della soluzione da cui si e partiti per realizzare l’opera derivata) deve essere aggiunto all’opera derivata.

L’opera derivata puo essere rilasciata con qualsiasi tipo di licenza, anche con una licenza di tipo proprietario. Share o share alike licences (GNU GPL/LGPL) Le licenze di questo tipo impongono che tutte le modifiche, opere derivate e ridistribuzioni del software originale, devono essere disponibili liberamente e non possono essere protette da licenze di tipo piu restrittivo dei diritti per gli utenti e gli sviluppatori. Negli ultimi anni si e assistito ad una proliferazione di licenze che appare ingiustificata e foriera di confusione e remore nell’utilizzo delle soluzioni open source.

La diffusione del software open source e stata enormemente agevolata da Internet. Attraverso Internet, il software open source viene pubblicizzato, distribuito e soprattutto e attraverso Internet che una soluzione open source si costruisce la propria immagine e credibilita: cio che viene chiamato neteffect. Clay Shirky all’Aula Point of View di Helsinki nel giugno del 2006 25 orazIo vIele affermo: “Su SourceForge ci sono 120. 000 progetti.

Le soluzioni di successo, esaminando i dati sul download, sono una decina. Se la soluzione non ha successo, il fallimento e pagato dai singoli contributori, mentre l’eventuale successo viene condiviso da tutti”. SourceForge e un sito che accoglie qualsiasi progetto open source. Dall’acuta osservazione di Shirky deduciamo che nell’ambito del software open source vale la legge darwiniana della selezione naturale: gli organismi piu resistenti rimangono in vita e si riproducono, quelli piu deboli si estinguono.

Anche in questo caso si potrebbe obiettare che questa e la legge naturale di tutti i mercati, ma analizzando da vicino quali caratteristiche rendono resistente un organismo (una soluzione open source), le differenze saltano subito all’occhio: • per sviluppare e mettere sul mercato una soluzione open source servono pochissimi capitali finanziari, ma un elevato capitale di volonta e creativita • una soluzione open source non si promuove con le strategie di marketing classiche (pubblicita, reti di vendita, partnership), bensi sfruttando il cosiddetto net-effect che, in parole semplici, consiste nell’essere visibile sul Web, nella reputazione acquisita nelle comunita di utilizzatori, in regole chiare per le contribuzioni e soprattutto nell’essere una soluzione di alta qualita • la valutazione della qualita di una soluzione open source e assolutamente oggettiva poiche qualunque utilizzatore puo effettuare benchmark per valutarne efficienza e affidabilita; il codice sorgente puo essere analizzato in tutte le sue parti evidenziando errori logici e bug di sicurezza; si puo affermare che l’ampiezza del net-effect e direttamente proporzionale alla qualita della soluzione proposta. In definitiva, mentre per le soluzioni software proprietarie il marchio e le strategie di marketing hanno un ruolo determinante per il loro successo, per le soluzioni open source la qualita un fattore decisivo accompagnato da una chiara strategia per il coinvolgimento delle comunita di utilizzatori e sviluppatori. Pertanto gli organismi che resistono sono certamente qualitativamente i piu forti. 26 QuadernI dI ferentIno n. 7 Impatto sul mercato Nell’introduzione ho evidenziato come le parole abbiano un forte potere di condizionamento sul mercato dell’Ict, lasciando molto spesso strascichi negativi quando l’onda del successo di quel termine si placa. Ci siamo posti anche l’obiettivo di verificare se e come il fenomeno open source si discosti da questa legge: soltanto analizzando gli effetti prodotti sul mercato e la loro portata nel tempo effetti potremo dimostrare la nostra tesi . E necessaria un’ulteriore premessa prima di addentrarci nell’analisi.

Piu di un osservatore fa rientrare il software open source in un piu vasto movimento che, rispolverando una sorta di archeologia terminologica, potremmo definire libertario-partecipativo. Questo movimento ha implicazioni socio-politiche, motivazionali-psicologiche, filosofiche e c’e un’ampia letteratura che ha provato ad analizzarle. Per inquadrare gli effetti che ha avuto e potra avere il software open source sul mercato e necessario soffermarsi brevemente sulle caratteristiche dell’attuale mercato del software, divenuto negli anni molto variegato e segmentabile, a grandi linee, in quattro aree principali: software di base, middleware, software applicativo o custom, packages. La conformazione del mercato del software puo essere paragonata a quella degli idrocarburi.

Esistono i produttori di greggio che nel caso del mercato del software sono i produttori di software di base. Il numero di player nel software di base si e progressivamente ridotto: oggi sono rimasti Microsoft, IBM e Oracle, con posizioni ampiamente dominanti e volendo proseguire con la metafora degli idrocarburi questi protagonisti sono molto meno numerosi dei paesi produttori di gas e petrolio. I produttori di middleware, cioe software che si appoggia sul software di base ma che e comunque software di sistema, ad esempio: DBMS, Application Server, Web Server, Message Server, possono essere assimilati a chi gestisce la prima trasformazione del greggio e lo trasporta poi agli erogatori.

Ebbene anche in questo segmento si e assistito negli anni ad una drastica razionalizzazione del mercato: IBM ha acquisito diversi player medi, Oracle ha fatto lo stesso. Il prodotto finito, cioe le applicazioni software destinate gli utenti finali, appartiene a due segmenti, quello del software applicativo e quello dei packages, che possono paragonarsi al carburante che viene raffinato e poi distribuito da diversi operatori. Nel segmento dei packages primeggia SAP, insidiata da 27 orazIo vIele Oracle; gli altri player si sono estinti negli anni. Il segmento del software applicativo e l’unico in cui vi e ancora una presenza significativa di diversi player grandi e medi, spesso con un forte radicamento nazionale.

Il software applicativo viene costruito sulle esigenze del cliente. Per alcuni segmenti di clientela come la pubblica amministrazione, la costruzione di software personalizzato sulle proprie esigenze e spesso una necessita: le differenze normative e socio-culturali tra i diversi paesi non consentono di costruire un package adatto a tutte le pubbliche amministrazioni. Le dinamiche politico-legislative provocano mutamenti anche radicali nei processi operativi che si riflettono nei sistemi informatici di supporto alle attivita amministrative. Per i package e molto difficile offrire gradi di liberta e flessibilita capaci di far fronte ai mutamenti.

Il software applicativo e l’ultimo anello della catena, il suo sviluppo non prescinde dall’uso di middleware e software di base, segmenti che, come abbiamo visto, sono praticamente in mano a tre produttori. Questo condizionamento si riflette sulle scelte dei clienti, costretti a seguire necessariamente le roadmap evolutive che i produttori di software di base e middleware impongono: in gergo questo condizionamento viene chiamato lock-in. Continuando nella similitudine con il mercato degli idrocarburi, se, per assurdo, tutti i produttori decidessero di cambiare la composizione del carburante, tutti i motori delle automobili andrebbero cambiati.

Mentre nel mercato degli idrocarburi questo pericolo appare teorico, nel mercato del software e molto piu reale, perche il potere di condizionamento e in mano a pochissimi player e poco percepito: a molti clienti sembra quasi naturale passare da Windows XP a Vista e fra un anno passare a Windows 7, senza rendersi conto che il passaggio non e indotto da proprie esigenze, ma e una costrizione provocata dalle strategie commerciali del produttore. Si fa poca attenzione al fatto che questo cambiamento indotto comporta notevoli investimenti finanziari, marginalmente finalizzati a migliorare delle prestazioni e dei servizi. Possiamo dire di essere arrivati al nocciolo dell’analisi degli effetti sul mercato: l’avvento del software open source sta progressivamente erodendo il potere di condizionamento dei produttori di software.

Il software open source sta lentamente, ma costantemente, conquistando quote di mercato proprio nei segmenti del software di base e del middleware: Apache, Linux, JBoss, solo per fare alcuni nomi, sono divenute valide alternative a prodotti proprietari e altre soluzioni open source si stanno progressivamente affermando. 28 QuadernI dI ferentIno n. 7 Le caratteristiche cromosomiche del software open source gia illustrate hanno fatto si che esso diventasse lo strumento per porre un freno al trend oligopolistico a cui sembrava destinato il mercato del software. L’avvento del software open source ha fatto emergere nuovi player di mercato che operano principalmente nei servizi a corredo del software: manutenzione, garanzia e supporto. Red Hat e l’esempio piu significativo: un’azienda che basa tutto il proprio business sul supporto di soluzioni open source.

E significativo che Red Hat sia riuscita a battere la concorrenza di Oracle nell’acquisizione JBoss, il piu diffuso J2EE application server open source. Sono segnali importanti anche l’acquisizione da parte di Novell di Suse, azienda distributrice di una versione di Linux e gli investimenti di IBM su Linux. I fatti analizzati portano a due conclusioni: il fenomeno open source software ha creato nuove opportunita sul segmento del software di base e middleware e nascono nuove aziende; i piu importanti player di mercato, come Oracle e IBM, cominciano ad interessarsi al fenomeno, attuando una propria strategia supportata da massicci investimenti.

Bisogna sempre chiedersi, per mantenere alta la guardia verso il potere evocativo delle parole, se questi investimenti siano il frutto di un ponderato esame del trend e rispondano allora ad una vera e propria logica di business, oppure se siano di copertura per poter affermare “anche noi facciamo software open source e non ci opponiamo a questo fenomeno”. Rispondere a questa domanda ha lo stesso valore definitorio di un’interpretazione di una macchia Rohschak: ciascuno dara la propria interpretazione e tutte sono valide. Certo e che alcuni contorni e alcune zone della macchia appaiono chiare e potrebbero avere un’interpretazione statisticamente quasi univoca e in quanto detto sopra abbiamo cercato di evidenziare contorni e zone. Le conclusioni ci indicano che il fenomeno open source ha certamente avuto impatti sul mercato dal lato dei fornitori del software di base.

Per completare la dimostrazione della nostra ipotesi iniziale e necessario verificare se anche nel segmento dei fornitori di software applicativo e dal lato dei clienti si registrino impatti significativi che possono essere considerati duraturi. Dal lato dei produttori di software applicativo (generalmente denominati system o business integrator) hanno come core business lo sviluppo di software personalizzato sulle esigenze del cliente corredato da eventuali servizi consulenziali. 29 orazIo vIele Qualsiasi software custom non puo essere realizzato e non puo essere messo in esercizio senza una infrastruttura di tecnologie di base: sussiste quindi una relazione di dipendenza stretta tra il software custom e il software di base.

Questa relazione puo essere alquanto mitigata utilizzando interfacce standard per far dialogare il software custom con il software di base. In questo modo la tecnologia di base e intercambiabile. Questo rappresenta un indubbio vantaggio per il cliente che puo mettere in concorrenza piu fornitori di tecnologia di base, ma, fatte salve tutte le considerazioni relative alla qualita di quanto prodotto, in stretti termini economici non incide positivamente sui profitti del system integrator; anzi, in alcuni casi, sviluppare in modo indipendente dal software di base puo richiedere maggiori sforzi e quindi incrementare i costi a detrimento dei margini.

Il system integrator e, soprattutto nei progetti medio-grandi, contrattualmente responsabile dell’intera soluzione realizzata e quindi anche della tecnologia di base scelta che viene vista dal cliente come parte integrante della soluzione stessa. Si viene a creare cosi una forte discrasia tra la responsabilita e le leve che il system integrator ha a disposizione per ridurre i rischi insiti in questa responsabilita impropria. Un bug nel software di base che metta in discussione la stabilita della soluzione applicativa realizzata, e responsabilita contrattuale del system integrator che non ha alcuna leva diretta per porvi rimedio se non quella di fare pressioni sul fornitore della tecnologia stessa. Anche l’eventuale manutenzione evolutiva della soluzione applicativa deve fare i conti con ’evoluzione delle tecnologie di base utilizzate, le cui roadmap rispondono ai legittimi interessi di business dei produttori e molto difficilmente coincidono nei tempi e nei modi con quelli del system integrator. C’e poi da considerare un fenomeno preoccupante. Da alcuni anni, in un insieme di paesi tra cui l’Italia, la spesa complessiva in software e stazionaria o addirittura in decrescita, ma la parte dedicata all’acquisto di licenze aumenta. Con la conseguenza che le gia limitate risorse finanziarie del mercato potenziale del system integrator sono soggette ad una continua erosione da parte del segmento del software proprietario. In definitiva, la spesa in software proprietario nel segmento middleware e software di base drena risorse economiche.

Il system integrator non puo fornire servizi a valore aggiunto su queste tecnologie (manutenzione, assistenza) con profitti significativi: il differenziale di know-how tra il produttore della tecnologia di base e il system integrator che intende fornire questi servizi, e troppo elevato per rendere competitiva la 30 QuadernI dI ferentIno n. 7 posizione di quest’ultimo. In definitiva, sui segmenti software di base e middleware un system integrator gioca oggi un ruolo marginale, sia in termini di profitti che di possibile acquisizione di quote di mercato. Sic stantibus rebus, un system integrator deve accontentarsi di puntare ad allargare la sua quota di attivita ai servizi nella aree in cui e in grado di realizzare o governare i sistemi informativi: la piattaforma tecnologica e terreno di caccia di altri con cui bisogna scendere a patti e avere buoni rapporti.

Nulla di strano in tutto cio, in tutti i mercati esistono relazioni di dipendenza stretta fra produttori: senza petrolio non si produce energia, senza acciaio non si costruiscono macchinari, senza cargo non si trasportano le merci. Coprire l’intera supply chain di un qualsiasi settore merceologico e utopistico e nella stragrande maggioranza dei casi risulta scarsamente profittevole. L’irrompere sullo scena del software open source apre notevoli possibilita ai system integrator: • il software open source non incide sul costo totale della soluzione applicativa e libera una parte delle risorse finanziarie che il mercato avrebbe dovuto destinare all’acquisto di licenze software e manutenzioni correlate.

Questo non basta ad affermare che le risorse si trasferiscano direttamente sulla quota destinata al software applicativo e ai servizi, ma almeno in presenza di una stagnazione degli investimenti complessivi le risorse finanziarie disponibili non vengono drenate dal software proprietario • l’utilizzo del software di base open source apre al system integrator spazi nell’ambito dei servizi di manutenzione e di assistenza sulla piattaforma tecnologica fino ad oggi quasi totalmente preclusi e appannaggio dei fornitori delle tecnologie di base. Cio non significa che si possa impostare un modello di business integralmente basato su questi servizi, i tentativi fatti finora hanno avuto esiti negativi. Ma un system integrator ha gia un portafoglio d’offerta consolidato ed i nuovi spazi di offerta allargano le aree di intervento dei servizi. Inoltre, il system integrator puo utilizzare una leva ignificativa per sfruttare questa opportunita: ha gia dovuto instaurare una relazione di fiducia col cliente nel momento in cui ha preso in carico la realizzazione di un sistema applicativo mission critical e puo far uso della credibilita acquisita per allargare il raggio d’azione ad altri ambiti • l’utilizzo del software open source attenua notevolmente la dipendenza stretta tra manutenzione evolutiva e correttiva del software custom e manutenzione del software di base. Qualunque bug riscontrato nel software di base che condizioni le caratteristiche del software custom puo essere 31 orazIo vIele potenzialmente rilevato velocemente e corretto dal system integrator che dispone del codice sorgente. E evidente che la rapidita e la capacita di intervento sono direttamente proporzionali al know-how che il system integrator possiede sul software di base utilizzato.

Ma questo e vero anche quando si utilizza software di base non open source: non e possibile definire ed implementare architetture applicative complesse senza conoscere le caratteristiche tecniche della infrastruttura tecnologica su cui si opera. I fornitori di tecnologie di base non open source offrono servizi di formazione e certificazione finalizzati a diffondere il know how tecnico sulle proprie piattaforme e a fornire ai clienti un criterio di selezione dei system integrator. Pertanto, un system integrator deve comunque fare un investimento nell’acquisire competenze su piattaforme tecnologiche di base, siano esse open source o no. Ci avviamo alla conclusione. E nei fatti che il fenomeno open source software allarghi lo spettro delle opportunita per i system integrator e ogni ipotesi di minaccia e scomparsa.

Vero e che per cogliere le opportunita un system integrator deve investire in know-how: gli skill necessari per governare integralmente soluzioni basate su componenti open source sono di elevato livello e questi skill possono costruirsi solo innestandoli su una cultura di base informatica solida. L’improvvisazione puo trasformare l’opportunita in una catastrofe poiche la dimostrata incompetenza sulle piattaforme proposte puo mettere in discussione anche la fiducia accordata sullo sviluppo delle soluzioni applicative che rappresenta il core business del system integrator. Tutte queste opportunita hanno gia prodotto effetti sul segmento dei system integrator?

E difficile determinarlo oggettivamente poiche le opportunita che abbiamo illustrato non producono effetti misurabili direttamente: nei bilanci dei system integrator il fatturato ricavato dai servizi non viene distinto tra servizi erogati su piattaforme proprietarie e servizi erogati su piattaforme open source. E possibile, pero , far ricorso ad un’induzione, utilizzando come base del ragionamento i risultati di un survey condotto da Gartner nel 20071 su aziende clienti in Europa e in Nord America. L’inchiesta di Gartner si e concentrata nell’analizzare quale quota di mercato attuale e potenziale il software open source stia erodendo alle soluzioni proprietarie. “User Survey Analysis: Open-Source Software, North America and Europe, 1H07”, Gartner Group 32 QuadernI dI ferentIno n. 7 L’inchiesta ha determinato che vi sono tre effetti principali provocati dal software open source sul mercato tradizionale del software: • la spesa in software open source e incrementale rispetto alla spesa complessiva nel software: l’universo software si espande e l’adozione del software open source non e un gioco a somma zero • la spesa in software open source sta erodendo la spesa in software proprietario e nel prossimo quinquennio l’erosione si attestera tra il 5% e il 15% • il fatturato del software open source derivera principalmente dai servizi professionali.

In sintesi, l’adozione del software open source crea un valore aggiuntivo costituito sia da quote erose al software proprietario, ma anche da nuovi investimenti e la maggior parte di questo valore e indirizzata ai servizi professionali, area in cui tipicamente operano i system integrator. A conferma del fatto che sta emergendo un trend nel settore del software stimolato dal fenomeno open source, e apparso da qualche tempo un nuovo termine (non poteva mancare…) che sta divenendo sempre piu in voga, professional open source, che sta ad indicare aziende che generano ricavi fornendo servizi complementari correlati ai prodotti open source distribuiti.

Le aziende professional open source controllano lo sviluppo e l’evoluzione della soluzione e possono sfruttare questa conoscenza degli internals per offrire servizi di piu alta qualita. Anche dal lato dei system integrator gli effetti del fenomeno open source cominciano ad avvertirsi e appaiono essere duraturi. Ci resta da considerare a questo punto quali sono stati e quali potranno essere gli effetti sui clienti del fenomeno open source software. Possiamo ricorrere ad una seconda inchiesta di Gartner, “Open Source in Europe, 2008” che dimostra come l’adozione del software open source in Europa sia significativamente cresciuta, soprattutto nell’area del software infrastrutturale, middleware e software di base.

Dall’inchiesta emerge che nei paesi dell’Europa Orientale vi e stata una notevole diffusione dell’utilizzo del software open source (circa l’80% delle organizzazioni intervistate ne fanno uso, rispetto al 50% delle organizzazioni dell’Europa Occidentale). Cio implica che il costo delle licenze del software proprietario, confrontato con il costo di staff con competenze specifiche, e ritenuto troppo elevato nelle economie emergenti, nelle quali in sostanza si 33 orazIo vIele privilegia l’investimento in capitale umano e conoscenza, piuttosto che in licenza di software chiusi. Dall’inchiesta emerge che il 49,7 % delle aziende coinvolte utilizza il software open source in soluzioni mission critical.

Alcune settimane fa il commissario europeo alla concorrenza Neelie Kroes ha affermato in una conferenza stampa riportata dai maggiori organi di informazioni2: ««So riconoscere una scelta imprenditoriale intelligente e preferire programmi open source e una di queste» e ha proseguito «Nessuna azienda o cittadino dovrebbe essere costretto ad adottare una tecnologia chiusa». Il commissario ha citato esempi definiti intelligenti di utilizzo di software open source: il comune di Monaco, che da settembre ha adottato il sistema operativo Linux al posto di Windows e l’Olanda, dove il Parlamento ha votato una legge che impegna tutte le pubbliche amministrazioni a privilegiare sistematicamente l’utilizzo di software open source e l’adozione di formati aperti.

La decisione del Parlamento olandese ha suscitato scalpore, soprattutto perche non si tratta di una norma di indirizzo ma impositiva e le regole sono rigide: ciascuna pubblica amministrazione olandese a partire da aprile 2008 dovra giustificare l’eventuale scelta di un software proprietario rispetto ad uno open source e viene istituito un ispettorato di controllo che verifichera l’applicazione di queste norme. Le dichiarazioni del commissario europeo hanno un loro valore visto l’autorevolezza del ruolo rivestito da chi le ha fatte, ma e importante evidenziare come queste dichiarazioni confermano una consapevolezza: il software open source e divenuto una realta per la clientela.

I risultati dell’inchiesta e il pronunciamento del commissario europeo alla concorrenza testimoniano che il fenomeno open source software ha un notevole impatto sulla clientela e non potra non lasciare un’eredita duratura, vista la proporzione e l’importanza dell’impatto. Per chiudere potremmo affermare con Gartner3 che: In many cases, the question is “when” to focus on open-source alternatives to traditional closed-source solutions, not “if” you should focus on them. 2 http://www. ilsole24ore. com/art/SoleOnLine4/Tecnologia%20e%20Business/2008/06/ue-opensource. html 3 Gartner Hype Cycle for Open-Source Software, 2005. 34 QuadernI dI ferentIno n. 7 Vorrei concludere questo lavoro con alcune considerazioni che guardano avanti. Il fenomeno open source software viene spesso ammantato di un’aura di movimento ivoluzionario di controcultura che, a mio parere, puo provocare solo effetti negativi. Le rivoluzioni comportano rivolgimenti radicali dello status quo e questo suscita una reazione pavloviana in chi teme di essere spazzato. Allora prevalgono i preconcetti e non si vedono le opportunita. Le presunte rivoluzioni non durano in eterno, ma prima o poi devono mantenere le promesse: quando cio non avviene subentra la delusione dei rivoluzionari e la derisione dei controrivoluzionari, e tutti gli effetti positivi vengono sradicati, con il “fastidioso” corollario di ghigliottine e purghe. Vorrei che questa pericolosa aura venisse soffiata via e si considerasse il fenomeno open source software per quello che veramente e.

Mi e venuto in aiuto in questo compito un recente articolo apparso su Communications ACM4 nel quale gli autori per definire il fenomeno open source software fanno ricorso all’ossimoro motore di distruzione creativa, che il grande economista Schumpeter utilizzo per descrivere la creazione di nuove imprese nel suo celeberrimo lavoro Capitalism, Socialism, and Democracy. Schumpeter afferma che gli imprenditori immaginano nuovi prodotti, nuovi modi di produrre e distribuire, nuove strutture organizzative. Sara il mercato a decretarne il successo, basandosi sulla percezione del valore. Ebbene questo e il propellente di un motore di distruzione (distrugge il vecchio modo di produrre e distribuire) creativa (crea nuovi prodotti, nuovi modi di produrre). Si parva licet componere magnis gli autori dell’articolo affermano che open source software “appears to be creative destruction in action”, proprio come eorizzato da Schumpeter, poiche tutte le componenti che costituiscono il carburante per il fuoco che distrugge e crea sono presenti. Ad alcuni sacerdoti dell’ala movimentista dell’open source risultera certamente blasfemo citare Schumpeter, profeta del capitalismo in continua espansione e dell’elitismo democratico, per definire il fenomeno open source software. A mio parere il fenomeno open source software puo a pieno titolo fregiarsi dell’ossimoro schumpeteriano. Nascono continuamente nuove comunita e si accrescono quelle esistenti che producono nuove soluzioni open source o fanno evolvere quelle esistenti. 4 Richard T. Watson, Marie-Claude Boudreau, Paul T. York, Martina E.

Greiner, and Donald Wynn, Jr. – The Business of Open Source, April 2008, Vol. 51 No. 4. 35 orazIo vIele Le comunita open source sono gli imprenditori schumpeteriani: immaginano nuovi prodotti e li costruiscono. Il modello di licensing a costo zero di molte soluzioni open source e una novita assoluta nel mercato dell’Ict e ha aperto la strada all’adozione di diversi prodotti in diversi mercati precedentemente preclusi. Ritornando a Schumpeter: si e ideato un nuovo modo di vendere. Internet ha messo a disposizione uno straordinario mezzo per cambiare radicalmente il modo di distribuzione dei prodotti e l’open source software lo ha sfruttato appieno.

Questo nuovo mezzo ha azzerato i costi di distribuzione e eliminato le barriere poste dalla distanza fra fornitore e cliente. Anche qui si conferma la validita dell’ossimoro schumpeteriano applicato al fenomeno open source software: si e inventato un nuovo modo di distribuire. Le comunita open source hanno messo in atto un nuovo modo di produzione: nell’immaginare, disegnare e realizzare una soluzione si coopera tra persone, che vivono e lavorano in luoghi geografici diversi, la comunita si allarga continuamente ad altri attori che compartecipano nella definizione e realizzazione e molti di coloro che partecipano non percepiscono un ritorno economico per il lavoro che svolgono.

E innegabile che questa e una novita assoluta nella produzione di beni non solo nel settore dell’Ict. Se consideriamo il fenomeno open source un motore di distruzione creativa i suoi effetti vengono collocati nel loro ambito naturale: sta “semplicemente” nascendo un nuovo modo di fare business nel mercato del software. Orazio Viele 36 la catena del valore e glI ecosIstemI dI busIness rIflessIonI sulla strategIa ad ecosIstema dI busIness del consorzIo oW2 Cedric Thomas Per gentile concessione della rivista quaderni di management, E. G. V. Edizioni, articolo pubblicato sul numero di maggio-giugno 2008. CEO del Consorzio OW2. 37 QuadernI dI ferentIno n. 7 A – La catena del valore e l’ecosistema di business

Riesaminiamo il concetto di Ecosistema di Business confrontandolo con quello piu diffuso di Catena del Valore. La catena del valore e un concetto focalizzato sul processo di creazione del valore dell’azienda, mentre il concetto di ecosistema di business e utile per comprendere i complessi rapporti inter-aziendali che costituiscono il background del processo di creazione del valore. 1. La generazione del valore: la catena del valore Nella sua definizione piu elementare, il concetto di catena del valore si riferisce al processo lineare attraverso il quale il valore viene progressivamente aggiunto alla materia prima fino a trasformarla in un prodotto di consumo che rappresenta valore per i clienti.

Si tratta di un complesso processo di trasformazione che coinvolge molti contributi diversi, alcuni tangibili (materia prima, macchinari, energia) e altri intangibili (ricerca e sviluppo, design, attivita di gestione, supporto legale, attivita finanziarie, marketing). In origine, la catena del valore e un dispositivo analitico [Porter, 1985] progettato per comprendere come le attivita di un’azienda possano aggiungere valore che superi il costo di quelle attivita. Porter estende la catena del valore oltre la singola azienda per includere i fornitori (e i loro rispettivi fornitori), il suo canale ed i clienti e chiama “sistema del valore” questa sequenza industriale delle catene del valore.

Per lo scopo del presente articolo, il sistema del valore, o la catena industriale del valore, viene definito come il flusso del valore aggiunto gradualmente lungo un percorso monte-valle, da parte di aziende collegate da rapporti di tipo fornitore/acquirente. In un sistema del valore, i rapporti fornitore/acquirente sono essenzialmente monetari. La crescita del valore in un sistema del valore industriale e un processo quantitativo. Le aziende rendono tangibile il valore aggiunto dalle loro attivita vendendo a valle il risultato del proprio processo di produzione. Questo approccio a catena del valore si applica a tutti i settori economici, dall’agricoltura all’azienda manifatturiera, ai servizi pubblici, sanitari e finanziari.

E importante osservare che concettualmente la catena del valore e una struttura monodimensionale, una serie sequenziale di attivita primarie e di supporto organizzate per aggiungere valore ai diversi contributi. Questa sequenza e composta da tre fasi essenziali (applicabili sia al settore dei beni 39 cedrIc thomas tangibili che intangibili, sia al settore dei servizi): fornitore dei componenti -> integratore dei prodotti-> erogatore delle soluzioni. Le aziende competono promuovendo un valore aziendale o una disciplina specifica del proprio posizionamento nella catena del valore industriale [Tracy e Wiersema, 1995]. I fornitori dei componenti competono principalmente mantenendosi al passo dei tempi (tramite investimenti in ricerca e sviluppo) o contenendo i costi (migliorando l’efficienza produttiva).

Gli integratori dei prodotti competono creando nuovi prodotti che prevedono e soddisfano le necessita del cliente e crescono grazie alla differenziazione. Gli erogatori delle soluzioni rendono i risultati di un settore utili al resto dell’economia, trasformano questo risultato in valore per gli utenti finali e crescono grazie alla stretta relazione con il proprio cliente. Tipicamente, nell’industria del software, i componenti vengono forniti da universita, da progetti open source, da piccoli e grandi pr