La petite madeleine

La petite madeleine

Antoine Vincent ARNAULT (1766-1834) La feuille De ta tige detachee, Pauvre feuille dessechee, Ou vas-tu ? – Je n’en sais rien. L’orage a brise le chene Qui seul etait mon soutien. De son inconstante haleine Le zephyr ou l’aquilon Depuis ce jour me promene De la foret a la plaine, De la montagne au vallon. Je vais ou le vent me mene, Sans me plaindre ou m’effrayer : Je vais ou va toute chose, Ou va la feuille de rose Et la feuille de laurier Giacomo Leopardi Imitazione La Foglia (1835)

Lungi dal proprio ramo, povera foglia frale, dove vai tu? Dal faggio la dov’io nacqui, mi divise il vento. Esso, tornando a volo dal bosco alla campagna, dalla valle mi porta alla montagna. Seco perpetuamente vo pellegrina, e tutto l’altro ignoro. Vo dove ogni altra cosa, dove naturalmente va la foglia di rosa, e la foglia d’alloro. Questa poesia risulta essere una libera interpretazione della strofa in ottonari “La feuille” di Antoine-Vincent Arnault, da qui il titolo: Imitazione.

Non si conosce con esattezza la data della sua composizione: alcuni studiosi pensano il 1818, fondandosi sul fatto che il testo francese de “La feuille” apparve, anonimo e senza titolo, sullo “Spettatore Italiano”, come

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epigrafe di un articolo su La Malinconia; altri la collocano molto piu tardi, dopo il 1928 in base al fatto che il linguaggio e la particolare sintassi poetica fanno pensare a un Leopardi piu maturo, vicino a quello dei grandi idilli. Imitazione fu pubblicata per la prima volta nei Canti, editore Starita di Napoli del 1835.

Nel confronto con la poesia di Arnault emerge la maggiore poeticita della lingua italiana rispetto a quella francese ed inoltre Leopardi riesce a caricare di maggiori significati il rapporto sottinteso tra il destino della foglia e quello dell’uomo. Parafrasi Staccata dal proprio ramo, povera foglia fragile (frale: debole, in balia del vento; foglia frale e un’allitterazione), dove vai? Il vento mi ha portato via dal faggio su cui sono cresciuta. Mi stacco (mi divise) il vento.

Esso (il vento) cambiando di volta in volta direzione (tornando) volando sul bosco, sulla campagna, mi porta dalla valle alla montagna. Con il vento (seco) vado continuamente come un pellegrino, e non so nient’altro (e tutto l’altro ignoro: ignoro tutto cio che sia diverso da questo essere portata dal vento; risponde all’interrogativo del v. 3). Vado dove vanno tutte le altre cose, dove va naturalmente (naturalmente: per legge di natura) la foglia di rosa e la foglia d’alloro (forse si tratta di un riferimento alla fugacita della bellezza e della gloria).